Città Invisibili

In Italia settentrionale

In Italia settentrionale

Val d'Aosta

AOSTA

Aosta Romana... la Roma delle Alpi fondata dai Romani nel 25 A.C. col nome di Augusta Praetoria, conserva ancora monumenti quali l'Arco d'Augusto, la Porta Pretoria, il teatro, il criptoportico forense, la cinta muraria...   Aosta Medievale... Siamo abituati a vedere i castelli come una presenza consueta, tanto che quasi non ci si fa più caso e sovente non ci si accorge delle crepe che si vanno aprendo nei loro muri. Può tuttavia capitare che, un giorno, improvvisamente si "veda" il castello con occhi diversi: quel fregio, quella merlatura che occhieggia tra il verde, quell'alta torre misteriosa...

Obiettivi specifici: conoscere i principali aspetti storico-artistici di Aosta e della Valle

Attività: itinerari in città, escursioni naturalistiche, visite a castelli, salite a rifugi  Alloggio: albergo, rifugio

Durata: da un giorno in su

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Diavoli, Streghe, Fantasmi, Santi…

Miti e leggende sono narrazioni legate alle tradizioni dei popoli, i cui protagonisti sono dei, eroi, streghe, fantasmi, demoni o santi. A volte, i racconti attribuiscono origini fantastiche alle forme del paesaggio. In altri casi, trasformano con la fantasia eventi e personaggi storici, avvicinandoli ai mondi della magia o della fiaba, e questo velo di spiritualità alimenta rituali in cui miti e leggende si fanno canovaccio di feste popolari. Il diavolo compare assai spesso nella tradizione locale. I santi ricorrono spesso... tra tanti San Martino, Sant'Orso, Sant’Anselmo e San Bernardo. Molto presenti sono anche le streghe, le cui storie intrecciano fantasia e realtà. I fantasmi compaiono nei racconti e nelle forme più moderne del passaparola popolare: si raccontano le ”presenze” di una donna morta per un reato non commesso, nel '500, nel castello di Quart; dello spirito della Contessa Bianca Maria di Challant nel Castello di Issogne.

Lombardia

MILANO... l'è un gran Milan, col coeur in man

La città del design e delle nuove tecnologie, dell'arte e della moda...quindi non solo economia e business a Milano ma anche creatività e inventiva. È sufficiente soffermarsi un attimo di fronte all' Ultima Cena, trascorrere qualche ora nella Pinacoteca di Brera e nel Museo di Storia Naturale, farsi trascinare dagli scenari del Castello Sforzesco o lasciarsi coinvolgere dagli eventi musicali alla Scala per cogliere le idee che ispirarono artisti e letterati, scienziati e musicisti.

Obiettivi specifici: conoscere i principali elementi storico-artistici della città

Attività: visita “escursionistica” alla città e ad alcuni musei

Alloggio: albergo

Durata: da un giorno in su

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MILANO medievale

Chiesa di Santa Maria Presso San Satiro,… Castello Sforzesco… Piazza Mercanti… Sant’Ambrogio… San Lorenzo… San Nazaro… San Simpliciano… San Celso

MILANO magica e misteriosa

Sant’Eustorgio, il mistero dei tre magi… segreti del sottosuolo,… le streghe di Piazza Vetra...San Bernardino alle Ossa…e altro ancora

MILANO in tramvai

In TRAM Porta Vittoria, Porta Monforte, Porta Venezia, Porta Nuova, Porta Garibaldi, Porta Volta, Porta Sempione, Porta Magenta, Porta Genova, Porta Ticinese, Porta Vigentina, Porta Romana…   racconti e storie ...

MILANO romana

via Brisa...residenza imperiale di Massimiano... Via Magenta, nel giardino del Museo Archeologico… tra via S. Vittore e piazza Affari, rovine dell’antico teatro..via Morigi originale pavimento con scaglie di marmo colorate... Largo Carrobio… Porta Ticinensis..  in via de Amicis 13, anfiteatro

MILANO romana e paleocristiana

I resti del battistero di San Giovanni alle Fonti... in piazza Missori, San Giovanni in Conca… Basilica San Nazaro… Basilica di Sant’Eustorgio… Basilica di San Lorenzo… Basilica di Sant’Ambrogio… Chiesa del Santo Sepolcro

MILANO di Leonardo

Santa Maria delle Grazie… “Ultima Cena”... Castello Sforzesco Sala delle Asse… Pinacoteca Ambrosiana , "Il musico"… Biblioteca Ambrosiana, il “Codice Atlantico”… Naviglio Grande, la Darsena… Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia


Liguria

GENOVA... non me rompe u belin

Genova è una ragnatela fitta di storie, di ricordi, di suoni e di sapori... è come un gatto diffidente pronto ad allontanarsi e a fuggire. Cammineremo nei carugi delle trattorie più tipiche, fra sacchi di cannella e canzoni di cantautori genovesi. Sapori: la focaccia, le farinate, il pesto, il Pigato e lo Sciacchetrà delle Cinque Terre, il minestrone, lo stoccafisso, le acciughe ripiene, la trippa in umido o il coniglio alla ligure…

Obiettivi specifici: conoscere i principali elementi storico-artistici

Attività: Visita “escursionistica” alla città e ad alcuni musei

Alloggio: albergo

Durata: da un giorno in su

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Il pesto

Il basilico è solo quello genovese. E il basilico genovese è quello di Pra' . Non si sa bene il motivo, il segreto, la formula magica, il mistero. E’ una questione di terra dove la piantina cresce. Suona come una poesia. La terra di Genova. È diversa da tutte le altre, e quella di Pra' è la migliore. Guardate il colore, accarezzate piano la foglia, annusate il profumo del basilico. Del basilico genovese. Perché il basilico prende dappertutto il sapore della menta, tranne a Genova. Tranne a Pra'. Se si vuol fare il pesto, ci vuole quel basilico. Perché il pesto vero è quello del mortaio. Con un trionfo di oli essenziali, con un colore verde intenso che alla fine te ne basta un cucchiaio per condire, mentre con “l’altro pesto" ce ne vogliono tre. Il cibo merita rispetto: è cultura, è storia. La storia della tua gente. È una questione di terra, di minerali. Forse di poesia.

Veneto

PADOVA

Cosa ha in comune Galileo Galilei con Giotto e il pittore lombardo Giusto dei Menabuoi con Aristotele e Tolomeo? E come, gli affreschi che rivestono interamente il Palazzo della Ragione di Padova riflettono le teorie astrologiche di un uomo condannato a morte dal tribunale dell’Inquisizione? Lo scopriremo passeggiando per Padova, una delle città più misteriose ed affascinanti d’Italia con uno sguardo rivolto al passato ed uno ai moderni “riti” che animano la città: come lo shopping nei vivaci mercati cittadini o l’irrinunciabile aperitivo in piazza delle Erbe.

Obiettivi specifici: conoscere la storia della città

Attività: escursione per la città

Alloggio: albergo

Durata: da un giorno in su

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Le “due gate” e i “tre senza”

La Gatta di Sant'Andrea, sorge su una colonna antistante alla relativa chiesa, ed è costituita da una statua piuttosto rozza. Originariamente era un Leone di San Marco, abbattuto nel 1797 dai francesi all'indomani della caduta della Serenissima. Venne ricostruito - nell'attuale incompiuta forma - dallo scultore Felice Chiereghin, in seguito alla restaurazione sancita dal Congresso di Vienna. Il bastione della Gatta, in corrispondenza dei Giardini della rotonda, ci riporta all'assedio di Padova da parte degli imperiali di Massimiliano I d'Asburgo, avvenuto nel 1509. Gli attaccanti - che si giovavano di una macchina d'assedio denominata “gatto” erano quasi riusciti a penetrare in quel punto la seconda cinta delle mura tuttora visibili, ma furono arrestati dall'ingegno di Citolo da Perugia, capitano di ventura che minò il varco appena in tempo. Per dileggio, i difensori issarono una gatta su una picca, sfidando i nemici a venirsela a prendere.

Padova è nota per essere la città dei "tre senza"… "Santo senza nome", perché Sant'Antonio, di cui è tradizionalmente popolare la devozione, è comunemente chiamato "il Santo" per antonomasia, con speciale riferimento alla Basilica omonima; "Caffé senza porte", perché il Caffè Pedrocchi, storico locale cittadino, anticamente era aperto ad ogni ora del giorno; "Prato senza erba", perché il Prato della Valle, spettacolare "piazza", la più grande d'Europa secondo alcuni, era in realtà fino alla fine del XVIII secolo, una superficie paludosa dove si svolgeva la famosa "Fiera del Santo", trasformata in Fiera Campionaria nel 1919.

Friuli Venezia Giulia

TRIESTE...terra di Confine

I Caffé Storici rappresentano al meglio l’atmosfera di Trieste, luogo d'incontro per dibattiti e manifestazioni culturali, immersi in una elegante atmosfera d'altri tempi. Da non dimenticare Colle San Giusto, piazze, chiese, Miramare. La parola Carso trova origine nella radice 'karra' e significa pietra. Ed è proprio la pietra l'essenza del Carso, fatto di un mondo sotterraneo, con cavità scavate dall’erosione delle acque. Stalattiti e stalagmiti cercano la via nelle viscere della terra e contribuiscono a creare scenari di grande bellezza come nella Grotta Gigante, le Grotte di Postumia e di San Canziano

 Obiettivi specifici: conoscere una regione carica di storia

Attività: visita a Trieste e ad altri luoghi storico-naturalistici della zona

Alloggio: albergo a Grado o dintorni

 Durata: da due giorni in su

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La “bora”

 Probabilmente i triestini DOC vi diranno che la vera essenza la trovate soltanto in una fredda giornata invernale, con temperature rigide e forte bora, oppure che nulla è più bello del Carso in autunno, tinto di rosso. Un antico detto dei vecchi della Venezia Giulia, soprattutto fiumani e triestini, recita: "la Bora nasce a Segna, si sposa a Fiume e muore a Trieste". Un altro detto tipicamente triestino dice: "la Bora nassi in Dalmazia, la se scadena a Trieste e la mori a Venessia" (la bora "vive" 3 giorni, il primo giorno nasce in Dalmazia, il secondo giorno raggiunge il massimo a Trieste, il terzo giorno finisce a Venezia).

Emilia Romagna

RAVENNA e il DELTA del PO

Ravenna è uno scrigno d’arte, di storia e di cultura di prima grandezza. Fra V e VIII secolo fu tre volte capitale e la magnificenza di quel periodo ha lasciato rilevanti testimonianze giunte fino a noi. Ravenna è la città del mosaico: quest’arte non ha avuto origine qui, ma qui ha trovato la sua più alta espressione in una commistione di simbolismo e realismo, di influenze romane e bizantine ed ancora oggi questo antico sapere delle mani rivive nelle scuole e nelle botteghe.

 Obiettivi specifici: conoscere gli aspetti storico-artistici della città e l’ambiente del Parco

Attività: itinerari in città

Alloggio: albergo presso i Lidi Estensi

 Durata: da due giorni in su

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 Cultura bizantina: Ravenna…

 La preziosa Ravenna incastonata con i suoi mosaici in una cornice di verde, oggi come nei secoli passati, si distende sulla costa dell’Adriatico offrendo la visione di città attiva e, al contempo, carica di gloriosa storia. La città, fin dall’età di Augusto, era il nucleo urbano del potente porto militare di Classe. Nel 402 assurge a capitale dell’impero romano d’occidente; con Teodorico era stata la base più importante dell’impero romano di oriente dell’epoca bizantina, e lo rimase fino al 751. Il vento bizantino portò sulle coste adriatiche la sua magnificenza e Ravenna raggiunse il periodo di massimo splendore nel V – VI secolo: nel 540 divenne la capitale dell’Esarcato.

Emilia Romagna

PARMA...terra di musica e buona cucina

Fino al 1513 il territorio del Ducato di Parma fu parte del ducato di Milano sotto gli Sforza, quindi passò sotto la Francia. Nel 1512 Massimiliano Sforza riottenne il governo di Milano, ma lo Stato Pontificio annetté i territori a sud del Po. Nel 1545 il Papa Pio III° creò il Ducato di Parma e Piacenza per destinarlo a suo figlio Pier Luigi. Il Ducato durò oltre tre secoli, passando poi dai Farnese ai Borbone.

 Obiettivi specifici: conoscere i principali aspetti storico-artistici nonché di costume della città e dei dintorni

Attività: itinerari in città , visita a stabilimenti alimentari, castelli, luoghi verdiani

Alloggio: albergo

 Durata: da un giorno in su

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 Il Parmigiano Reggiano

 Le origini del Parmigiano Reggiano risalgono al Medioevo e vengono generalmente collocate attorno al XII secolo. Presso i monasteri benedettini e cistercensi di Parma di Reggio Emilia comparvero i primi caselli: grazie all’abbondanza di corsi d’acqua e di ampi pascoli, ben presto in questa zona dell’Emilia, si diffuse la produzione di un formaggio a pasta dura, ottenuto attraverso la lavorazione del latte in ampie caldaie. Il Parmigiano Reggiano si fa oggi con gli stessi ingredienti di nove secoli fa, negli stessi luoghi, con gli stessi sapienti gesti rituali. I maestri casari, oggi come una volta, continuano a produrre questo formaggio con il latte pregiato della zona di origine, caglio naturale, sale e nessun additivo, in modo artigianale e con la stessa passione e lealtà.



Piemonte

TORINO...dove nacque l' Italia

Da Taurasia a Torino ci sono due millenni e mezzo. Nel capoluogo subalpino sono passati imperatori, sono nati regni, ha transitato il potere che ha lasciato segni indelebili della propria presenza, si sono succedute fortune e sfortune. Tutto secondo l’inesorabile linea del tempo che ha condotto un piccolo villaggio a diventare prima una città, poi la capitale di un regno, di una nazione, dell’automobile e infine la metropoli di oggi.

Obiettivi specifici: conoscere i principali aspetti storico-artistici e di costume della città

Attività: itinerari in città, visita a Musei, visita a Venaria Reale  Alloggio: albergo

Durata: da un giorno in su

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I grissini

Il grissino è uno dei più celebri prodotti della gastronomia del torinese. La sua nascita si fa risalire al 1679, quando il fornaio di corte Antonio Brunero, sotto le indicazioni del medico lanzese Teobaldo Pecchio, inventò questo alimento per poter nutrire il futuro Vittorio Amedeo II, di salute cagionevole ed incapace di digerire la mollica del pane. Il nome deriva da quello della ghërsa, il classico pane piemontese, di forma allungata. La forma di grissino più antica e tradizionale è indubbiamente il robatà che in piemontese significa "caduto", di lunghezza variabile dai 40 agli 80 cm, facilmente riconoscibile per la caratteristica nodosità, dovuta alla lavorazione a mano. Al momento della realizzazione dell’Obelisco di piazza Savoia nel 1853, dedicato al ministro Siccardi, fu creata una nicchia al di sotto delle fondamenta dell’obelisco stesso, all’interno della quale furono seppelliti i “simboli positivi” di Torino, da tramandare ai posteri: alcune copie de “La Gazzetta del Popolo”, una copia delle Leggi Siccardi, promulgate nel 1850, una bottiglia di Barbera e… un pacco di grissini!

Lombardia

MANTOVA...resa grande da dei mercanti di cavalli

Situata al centro della pianura padana, Mantova è stata fin dalle sue origini circondata dalle acque. I suoi primi insediamenti si svilupparono, probabilmente, già ai tempi degli Etruschi. Furono i Gonzaga, a partire dal XIV secolo, che diedero un forte impulso culturale e artistico alla città, delineandone l’attuale struttura urbanistica e architettonica.

Obiettivi specifici: conoscere gli aspetti naturali dell’ambiente fluviale, conoscere i principali elementi storico-artistici

Attività: escursione in battello lungo il fiume, visita alla città, visita a Palazzo Ducale.

Alloggio: albergo situato a Mantova o dintorni

Durata: da un giorno in su

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La “Famiglia dei Gobboni”

I Corradi da Gonzaga furono una delle più splendide e più longeve famiglie del Rinascimento italiano. Originari di Gonzaga, i Corradi (che ben presto utilizzarono come appellativo il solo toponimo di provenienza) erano grandi proprietari terrieri. L'occasione di impadronirsi del potere a Mantova si presentò nel 1328 quando, stanchi dei soprusi di Passerino Bonacolsi ed intuendo che il momento era propizio, all'alba del 16 agosto realizzarono un vero colpo di Stato, immortalato nella celebre tela di Domenico Morone conservata in Palazzo Ducale. Il tentativo venne appoggiato dagli Scaligeri, bramosi di impossessarsi di Mantova, ma l'accortezza di Luigi Gonzaga, "il capostipite" evitò qualsiasi espansione del potere veronese a discapito della città virgiliana. La famiglia Gonzaga si distinse per i suoi rappresentanti, sempre figure straordinariamente intriganti, tanto come esempi di massimo splendore civile e intellettuale, quanto come campioni di assoluta negligenza e vita dissoluta. I Gonzaga avevano un segno distintivo...la gobba. Da qui viene la famosa canzoncina...

Veneto

VICENZA

Lungo le strade della Provincia di Vicenza, qualche volta invisibili all'affrettato viaggiatore, vi sono numerosi edifici che testimoniano i tempi passati in cui l'abitare e il trascorrere le ore in casa e in campagna procurava gioia intensa: le Ville Vicentine. Alcune di uno splendore incomparabile, altre di modesta fattura, alcune superbamente ricomposte nella loro originale bellezza, altre cadenti con i segni del tempo e del degrado. Andrea Palladio ha lasciato il segno indubbiamente prestigioso di un'epoca irripetibile in cui la munificenza di alcune grandi famiglie si è incontrata con la capacità tecnica di umili artigiani il cui lavoro, accomunato al genio del grande architetto, ha consegnato all'ammirazione dei contemporanei e dei posteri uno dei più mirabili esempi di genialità umana.

Obiettivi specifici: conoscere i principali aspetti storico-artistici

della città

Attività: itinerari in città     Alloggio: albergo

Durata: da un giorno in su

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Vicentini “magnagati”

 "Venexiani gran signori, padovani gran dotori, visentini magna gati, veronesi tuti mati, trevisani pan e tripe, rovigoti baco e pipe. E belun?Ti belun, non ti vol nesun".“

Questa antica e popolarissima filastrocca ha segnato per sempre la nomea dei vicentini nel mondo, ma perchè siamo considerati "magnagati"?  L'origine è incerta e viene fatta risalire al 1698 quando una pestilenza aveva colpito la città. Per debellare l'invasione dei  topi Venezia intervenne inviando un esercito di gatti, liberando così la città. La leggenda vuole che qualche cuoco approfittò della presenza dei felini per arricchire il proprio ricettario, anche perchè con la peste andava a braccetto la carestia. Un'altra ipotesi dell''800 vuole che il detto abbia invece un'origine fonetica: la frase "hai mangiato" nell'antico dialetto vicentino si traduceva con "gatu magnà" e i veneziani usavano dare soprannomi con la desineza "magna": magnamaroni, magnamocoli, magnacarta fino a magnamerda. Ai berici sarebbe toccato "magnagati" non tanto per le preferenze in cucina bensì per la diffusa presenza nelle case e nelle strade dei piccoli felini, molto amati. Infine l'antica famiglia vicentina dei Barbarano che già dal 1200 erano detti "Gati" o "Goti" forse in memoria dell'origine barbarica della stirpe.“


Veneto

VERONA...grazie al "grande bardo"

Verona, grazie alla ricchezza di reperti romani sparsi sul suo territorio, permette come poche città in Italia, di ripercorrere tutte le fasi della storia romana. Le origini e l'espansione di Roma, i fasti dell'Impero, fino alla decadenza e le prime invasioni barbariche, gli aspetti logistici, la vita di tutti i giorni, quella religiosa, politica, economica sono presenti in tutta Verona. Ma Verona vuol dire anche medioevo, rinascimento...

Obiettivi specifici: conoscere la storia della città

Attività: escursione per la città

Alloggio: albergo sul Lago di Garda o dintorni

Durata: da un giorno in su

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Montechi e Capuleti

La famiglia di Romeo, i Montecchi, potrebbe essere ricondotta alla casata ghibellina dei Monticoli presente a Verona all’epoca di Bartolomeo I della Scala, signore di città nell’anno in cui la tragedia viene ambientata (1302). Nell’opera di Shakespeare il signore di Verona si chiama “Escalo” che potrebbe richiamare il cognome “Della Scala” dei famosi signori della città.

La famiglia dei Capuleti o Cappelletti, di Giulietta potrebbe essere riconosciuta nella casata guelfa dei Dal Cappello che la storia vuole proprietari dell’edificio oggi Casa di Giulietta. Nella chiave di volta del portone d’entrata della casa, rivolto verso via Cappello, è ancora ben visibile il rilievo di un cappello con tipiche fattezze medievali. Si pensa che questo dovesse essere lo stemma della famiglia dei Dal Cappello.   Queste due famiglie sarebbero state acerrime nemiche, sia per l’appartenenza a fazioni politiche diverse, sia perché i Dal Cappello erano legati ai conti di San Bonifacio effettivamente in lotta con i Monticoli. Sempre in quest’ottica è doveroso menzionare la terzina del Purgatorio di Dante (VI, 103), che soggiornò a Verona al tempo di Bartolomeo I della Scala che così scrive rivolgendosi a Sordello da Goito: “Vieni a vedere Montecchi e Cappelletti,/Monaldi e Filippeschi, uom senza cura:/Color già tristi e costoro con sospetti”, dove Monaldi e Filippeschi sono due famiglie in lotta della città di Orvieto realmente esistite...


Veneto

VENEZIA...alla ricerca di CORTO MALTESE

Gli itinerari proposti vanno alla scoperta di una Venezia lontana dai turisti, piena di disegni, di fantasia, di consigli pratici attraverso capolavori nascosti da scoprire, campielli sconosciuti, pietre ricche di storia, fiabe e leggende da conoscere… Venezia appartata, magica, nascosta al turismo di massa… la Venezia di Corto Maltese e dei veneziani da gustare con lo stato d’animo giusto… Andremo alla scoperta della città e dei suoi angoli più nascosti (nel vero senso del termine) mettendo in funzioni i vostri sensi: l’olfatto per sentire la “puzza” e gli odori di Venezia, il tatto per sentire con mano le pietre che la compongono, la vista per godere di paesaggi unici al mondo, l’udito per ascoltare i mille rumori di una città non monopolizzata dalle auto, il gusto per assaggiare le specialità della laguna…

Obiettivi specifici: conoscere i principali fattori ambientali e antropici che regolano il delicato equilibrio della città lagunare; scoprire il fascino di vivere in una città senz’auto

Attività: itinerari “segreti” in città , visita alle isole, caccia al tesoro in Piazza San Marco, caccia all’assassino a Palazzo Ducale e altro su richiesta...

Alloggio: albergo a Venezia o Mestre/Marghera

Durata: da un giorno un su

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Venezia

Venezia nei suoi aspetti più nascosti: un itinerario pieno di disegni, fantasia e capolavori da scoprire, cortili e pietre ricche di storia, fiabe e leggende da conoscere, ma anche di osterie, ristoranti e posti giusti per bere, mangiare o, semplicemente, gustare un’atmosfera o uno stato d’animo. Corto Maltese è un personaggio creato da Hugo Pratt, veneziano che non ha mai fatto mistero di considerare Venezia il centro del mondo...cercheremo le sue tracce.

Venezia….onde paciose e mattoni come facce. Terra sonnambula, paese dei balocchi in attesa. Penombre come polipi e mare enigmistico, occhi che sanno parlare e calli che sanno nascondere, gabbiani che fanno da sentinella ad un destino fatto di brusii e trasparenze.

Trentino

TRENTO e dintorni

Fondata lungo un'ansa del fiume Adige, Trento si trova in un punto di convergenza tra le vie di comunicazione che conducono dal Brennero alle Dolomiti, dal Lago di Garda a Venezia. La sua centralità geografica ha fatto sì che diventasse il centro politico, economico e culturale della provincia. Destinata ad essere cerniera tra il mondo germanico e mondo latino, conserva nei monumenti e nelle sue antiche tradizioni la sua storia, in una cornice naturale di incomparabile bellezza che la rende la città con uno dei più alti livelli di qualità della vita d'Italia.

 Obiettivi specifici: conoscere Trento e dintorni

Attività: visita a MUSE e alla città di Trento e Rovereto

Alloggio: albergo a Riva del Garda o dintorni

 Durata: da due giorni in su

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 Il Concilio di Trento

 Nessun avvenimento storico ha segnato tanto profondamente l'identità civica di Trento quanto il XIX Concilio Ecumenico, indetto dalla Chiesa di Roma il 13 dicembre 1545 e conclusosi solennemente, dopo due interruzioni e alterne vicende, il 4 dicembre 1563. Trento era stata scelta come sede conciliare già nella bolla di indizione del 1542, quando papa Paolo III la definì “sito comodo, libero e a tutte le Nazioni opportuno”. La sua posizione geografica la rendeva infatti un ideale ponte tra l'Italia e il mondo tedesco, mentre il suo peculiare statuto politico – una città governata da un vescovo vassallo dell'imperatore – offriva garanzie sia al Papato sia all'Impero. La straordinaria assise, che negli auspici doveva tentare di riconciliare le Chiese riformate di Germania con la Santa Sede, si concluse, in questo senso, con un nulla di fatto, ma condusse a una profonda riforma interna della Chiesa cattolica. Per almeno due secoli i decreti tridentini esercitarono un'influenza decisiva non solo sulla vita religiosa, ma anche sulla cultura e su molti aspetti del vivere civile dell'Europa cattolica. Cardinali, vescovi, generali di ordini, teologi e ambasciatori, spesso accompagnati da folto seguito, furono ospitati nei principali palazzi, nei conventi e nelle locande.

Emilia Romagna

FERRARA e il DELTA del PO

Ferrara è stata un importante centro medioevale e una delle corti più sfarzose del Rinascimento. Nasce di qui la sua fisionomia del tutto particolare: dalla somma, armoniosa e inimitabile, dell'intrigo di strade ombrose e irregolari dei suoi quartieri medievali e degli spazi ariosi, luminosi e geometrici, dell'età rinascimentale. Gli uni e gli altri costellati di splendidi palazzi, case, chiese, piazze, strade, giardini e di opere d'arte conservate nei suoi innumerevoli musei, che costituiscono una delle sue maggiori attrattive.

 Obiettivi specifici: conoscere i principali aspetti storico-arrtistici della città e l’ambiente del Parco

Attività: itinerari in città

Alloggio: albergo presso i Lidi di Comacchio

 Durata: da due giorni in su

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 Cultura estense: Ferrara…

“Donna del Po” la definì Torquato Tasso: Ferrara la città senza tempo collocata in una dimensione metafisica, fin dalle origini lega le sue alterne vicende di miseria e splendore alle mutevoli condizioni ambientali, di cui l’acqua è elemento principale. Una città anfibia, sorta fra lande e specchi d’acqua, immersa nelle nebbie. Per una particolarissima alchimia di eventi, i ricchi patriziati con le loro guerre palesi o intestine, nonché l’illuminata politica di espansione e talvolta di contrazione - legata per lo più a dinamiche composite nello scacchiere italico ed europeo - portano lo sparuto borgo di capanne poste sul Po, a strutturarsi in una città ricca di splendore. La bella e nobile Ferrara che i Duchi d’Este faranno assurgere a magnifica testimonianza del Rinascimento.


Emilia Romagna

BOLOGNA...la Dotta, la Rossa, la Grassa

La Dotta, la Rossa, la Grassa...questi gli appellativi con cui si suole definire la città, derivanti dall'antica Università, dalla Cucina e dal Colore dei mattoni con cui sono costruiti i suoi palazzi. Bologna città dei Portici: solo nel centro storico se ne contano 38 Km. Come nascono i portici a Bologna…nel tardo medioevo il forte incremento della popolazione rese necessaria la costruzione di altre unità abitative e si provvide a ciò ampliando i piani superiori delle case esistenti con asporti retti dal prolungamento delle travi portanti e da mensole dette «beccadelli». Ampliando successivamente detti asporti i «beccadelli» non erano più in grado di reggere l'aumento di carico e si rese necessario scaricare a terra il sovrappeso tramite colonne in rovere .

 Obiettivi specifici: conoscere i principali aspetti storico-artistici nonché di costume della città

Attività: itinerari in città, visita a Musei e luoghi dei cantautori bolognesi

Alloggio: albergo

 Durata: da un giorno in su

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 Piazza Grande

 Santi che pagano il mio pranzo non ce n'è / sulle panchine in Piazza Grande, ma quando ho fame di mercanti come me qui non ce n'è. /Dormo sull'erba e ho molti amici intorno a me, / gli innamorati in Piazza Grande, dei loro guai dei loro amori tutto so, sbagliati e no. / A modo mio avrei bisogno di carezze anch'io. / A modo mio avrei bisogno di sognare anch'io. / Una famiglia vera e propria non ce l'ho / e la mia casa è Piazza Grande, a chi mi crede prendo amore e amore do, quanto ne ho. / Con me di donne generose non ce n'è, / rubo l'amore in Piazza Grande, e meno male che briganti come me qui non ce n'è. / A modo mio avrei bisogno di carezze anch'io. / Avrei bisogno di pregare Dio. Ma la mia vita non la cambierò mai mai, /a modo mio quel che sono l'ho voluto io/ Lenzuola bianche per coprirci non ne ho / sotto le stelle in Piazza Grande, e se la vita non ha sogni io li ho e te li do. / E se non ci sarà più gente come me / voglio morire in Piazza Grande, / tra i gatti che non han padrone come me attorno a m